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GIANPAOLO NONTALETTI - Seconda sessione

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Cercherò di dare qualche numero sulla domanda di figure professionali richieste dalla imprese derivante dall’indagine Excelsior. Le Camere di Commercio ogni anno (da una decina d’anni) intervistano circa 12.000 imprese nella nostra Regione andando a chiedere loro chi hanno intenzione di assumere l’anno successivo e come affrontano il mercato del lavoro.

Chiunque può trovare tutti i report, provinciali e regionali, e i dati precisi di questa indagine inserendo in Google “Unioncamere indagine Excelsior”. Io farò un’ampia approssimazione di questi dati, diciamo alla decina di migliaia, per capire innanzi tutto di cosa parliamo e di quali numeri possano caratterizzare il mercato del lavoro nella Regione Emilia Romagna.

Dalle interviste fatte nel 2004, parlando di lavoratori dipendenti nel settore privato (escludendo concorsi all’interno della Pubblica amministrazione, Sanità, etc.) rileviamo circa 60.000 nuove assunzioni previste per il 2005. Sono dati che, per lo più, ricorrono tutti gli anni, il ché non significa che ci sono 60.000 nuovi posti di lavoro perché contemporaneamente, sono previste circa 52.000 uscite.

Di questi 60.000 posti di lavoro, 2/3 (circa 40.000) sono relativi a personale non specializzato (un’area quindi che potenzialmente non interessa i giovani neolaureati), i restanti 20.000 riguardano quadri, dirigenti e personale altamente specializzato (i dirigenti sono circa 200, la Regione ne assorbe pochi, quindi non pensate di uscire dall’Università e di fare i manager; già è difficile per chi ha fatto carriera, tanto più che risulta che i manager licenziati saranno 270).

Questo movimento è effettuato da circa il 24-25% delle Aziende. In Emilia Romagna ci sono circa 400.000 aziende, tra ditte individuali e grandi società per azioni, quindi circa 100.000 aziende muovono dunque quasi tutto il sistema di assunzioni e di licenziamenti.
Per quanto riguarda il personale non qualificato, si tratta di un’area che sta lentamente riducendosi, cioè i tassi di crescita del personale non qualificato sono bassi, mentre sono alti quelli relativi a personale qualificato.

Se un 25% delle imprese assume, l’altro 75% non assume. Gli è stato chiesto: “Perché non assumete? Quali sono le condizioni che vi bloccano?” Un 7% di questi attribuisce il blocco all’elevato costo del lavoro, la metà (un altro 1/3) afferma di avere l’organico sufficiente, un altro ¼ (altre 10.000) sostiene che ha incertezze sul mercato. Altri perché non trovano le qualifiche adatte e ritengono che ci sia un problema di coincidenza sul mercato del lavoro.

Un altro dato riferisce che ci sono circa 100.000 disoccupati in un anno, ed è un dato storico per la nostra Regione, giacché si può leggere il dato come la probabilità di assunzione: un disoccupato ha il 60% di possibilità di trovare lavoro entro un anno, che è quasi lo stesso dato che dava Sibiano citando il dato di Almalaurea. Sostanzialmente trova lavoro nel giro di un anno il 60% dei disoccupati in questa Regione, a motivo del fatto che non c’è maggiore potenziale oggi di assorbimento da parte delle imprese, per lo meno come assunti alle dipendenze.

Un 40% delle aziende dichiara che ci sono 25.000 assunzioni difficili; mediamente per un’impresa ci vogliono quattro mesi per trovare una persona (per l’edilizia sei mesi, nella ristorazione due mesi). Perché tanto tempo? Diverse sono le risposte: le più ricorrenti sono la difficoltà a trovare certi profili e la mancanza di qualificazione.
Il processo di selezione avviene spesso attraverso le banche dati aziendali, l’impresa guarda prima di tutto ai dati già in suo possesso, e quindi è importante entrare in tali banche dati attraverso il curriculum o i form on line. Altra strada è il sistema di relazioni, chiedendo a clienti e fornitori (38-39%) o per conoscenza diretta.

La conoscenza diretta è comunque la modalità più perseguita (si va più spesso a provare un ristorante consigliato da conoscenti che in uno consigliato su una guida).
Per ciò che riguarda la conoscenza da parte delle aziende che all’interno dell’Università sia avvenuta una Riforma e se questa conoscenza influenza la scelta tra laurea triennale o 3+2, si può affermare che delle 60.000 previste, 5.500 sono assunzioni espressamente dedicate a personale laureato, numero che sale a 6.500 se si chiede Laurea o equivalente (cioè laurea non finita ma integrata da un’esperienza di lavoro sufficiente). Per il 30% delle Aziende c’è una totale indifferenza tra laurea triennale o specialistica, per il restante 70% la scelta è chiara: il 55% vuole come requisito la laurea specialistica (e di questo il 5% richiede un perfezionamento post-laurea), il 15% richiede la laurea breve (2% un post laurea).

Quindi si può dire che l’informazione riguardo ai cambiamenti all’interno dell’Università stia gradatamente passando.
I settori, le aree del sistema produttivo che stanno assorbendo di più: l’industria meccanica, che per il 2005 assumerà tre volte il numero dei dirigenti assorbiti da settore informatico e telecomunicazioni (e in generale assume sempre più personale qualificato rispetto al non qualificato), il settore servizi, soprattutto la distribuzione commerciale, il credito, le assicurazioni, i servizi alle imprese, le telecomunicazioni.

Si potrebbe dire molto sulle figure professionali: chi è interessato, come dicevo, si può scaricare i report da Internet (www.starnet.unioncamere.it).
Concludo: siamo in un’era di competizione globale; in questa regione assistiamo sempre più ad imprese che vincono ed imprese che perdono all’interno dello stesso settore. Non sono più tempi di crisi o sviluppo generalizzato per tutti i settori e in tutti i territori.
Piuttosto che chiedersi quale sia il settore che “tira” di più, occorre chiedersi quali siano le conoscenze che si devono avere per fare in modo che nell’impresa in cui andrò a lavorare io possa dare un contributo rilevante in termini di sviluppo. Con questo tipo di atteggiamento avremo nel futuro imprese anche più intelligenti.

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