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SPAZIO APERTO - Seconda sessione

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MICHELE: Mi chiamo Michele, sono studente della triennale di Giurisprudenza, e sto facendo la specialistica. Anche se in parte sono già emersi dei dati volevo chiedere come il mondo del lavoro ha recepito e accolto i laureati triennali. E da chi è inserito in un contesto aziendale, come la dottoressa Ranieri, volevo sapere come reagirebbe davanti a un laureato triennale piuttosto che a un laureato quadriennale.
Vorrei sapere inoltre come sta cercando di fare la Società in modo che questi laureati possano trovare un lavoro, una collocazione, visto che il mondo del lavoro non sembra recepirli.
Volevo domandare infine come mai ci sono così pochi concorsi pubblici accessibili con la triennale.

LUCIA: Mi chiamo Lucia e mi sto laureando in Economia alla Specialistica di Direzione Aziendale. Volevo chiedere alla signora Stefania Ranieri che cosa intendeva dire quando consigliava di scrivere chi si è nel curriculum.

GIANPAOLO MONTALETTI: Credo che sia un problema di percezione e, molto probabilmente, anche di comunicazione. Alla domanda perché non vengono banditi concorsi pubblici per la laurea triennale, mi piacerebbe rispondere con un’altra domanda: sanno i dirigenti pubblici o quelli delle aziende che c’è stata la Riforma e sanno che cosa vuol dire? Io credo di no, o molto poco.
Il numero basso di imprese che comincia a valutare la laurea triennale come una condizione di ingresso è dovuto molto probabilmente alla difficoltà di incrociare la descrizione di un profilo aziendale con quello del laureato triennale. Quando l’Azienda descrive il profilo che cerca, lo fa in maniera molto complessa e quando va sul giornale con l’annuncio deve mettere un’etichetta, non può comprare tutta la pagina di un giornale per descrivere nel dettaglio la posizione.
Chi fa selezione ha il profilo aziendale davanti e una conoscenza abbastanza scarsa di quanto questo profilo è colmato dai diversi percorsi formativi: si affida quindi al colloquio e all’analisi del curriculum per verificare l’idoneità del candidato.

STEFANIA RANIERI: Per quanto riguarda i laureati triennali la nostra azienda ha inserito in tirocinio formativo (per noi canale naturale d’entrata per i neolaureati) persone sia con Master (di primo o secondo livello), sia con Lauree specialistiche, sia con Lauree triennali. Per farvi un caso concreto: recentemente abbiamo attivato un tirocinio di sei mesi a una laureata triennale in Economia che poi è stata inserita in organico.
Non abbiamo quindi alcun tipo di preclusione riguardo la laurea triennale. Chiaramente, a parità di condizioni, tra un laureato triennale e un laureato magistrale, il secondo risulta avvantaggiato, anche perché partiamo dal presupposto che questa persona abbia un maggior bagaglio di conoscenze almeno da un punto di vista teorico. E’ chiaro che un laureato triennale diventa competitivo nei confronti di un ragazzo con laurea magistrale nella misura in cui riesce a mettere in campo competenze di carattere personale, trasversale, aspetti legati all’entusiasmo, alla proattività, alle capacità di problem solving, capacità di essere attivo, che vanno ad unirsi alle conoscenze teoriche.
Le possibilità quindi ci sono: la parte blu del puzzle di cui parlava prima il professor Gori (la parte sociale) acquisisce un peso ancora più rilevante. So che da parte del mondo del lavoro in generale c’è ancora poca conoscenza, c’è un grosso lavoro di informazione da fare, c’è della diffidenza, ma soprattutto il problema principale è che se facciamo un paragone, banale, chiunque di voi preferirebbe una persona che sa più cose rispetto a una persona che ne sa meno. Tutti preferiamo il più al meno, anche nelle nostre scelte di consumo quotidiano: consideriamo le caratteristiche del neolaureato, passatemi il termine, come un pacchetto (un package) in cui la laurea, le conoscenze, il titolo di studio sono una parte e le componenti sociali un’altra. Quello che conta è dunque la dimensione del puzzle e non le singole parti.

ALESSANDRO ALBERANI: Michele, la tua domanda denota che, come tanti altri ragazzi, forse i giornali non li leggi tantissimo perché le assunzioni nel settore pubblico sono bloccate dalla legge Finanziaria ormai da tempo. Leggete quindi i giornali! Molti di voi, se l’avessero fatto, avrebbero saputo che era stato indetto un concorso alla Regione per i laureati (la nuova normativa, quella del Titolo V, permette di indire dei concorsi ad hoc per la Regione Emilia Romagna).
A Bologna adesso ci sono due grandi aspettative: il concorso alle Poste e quello alla Regione
Il tema dell’informazione al pubblico (e in particolare ai giovani) è molto importante. Careers Service svolge proprio questa funzione: diffondere le informazioni, visionare e selezionare i curricula. A volte ho letto dei curricula veramente singolari. Giorni fa ne ho visionato uno di quattro pagine in cui avevano scritto persino di aver partecipato ad un corso di “tip tap”. Il curriculum, come vi avranno suggerito al Careers Service, non deve essere uguale per ogni offerta di lavoro: è importante inserirvi le informazioni che interessano al destinatario.
Altro elemento: vigilate molto anche sulle opportunità che ci sono nella formazione professionale. In Regione ci sono molti corsi che a volte non sono neppure coperti. Attraverso la formazione professionale la laurea triennale potrebbe essere valorizzata moltissimo, come succede in alcuni paesi europei. Vi sono molte opportunità: gli enti di formazione professionale come lo Ial (ente Cisl per la formazione professionale), i bandi regionali e il Fondo Sociale Europeo che eroga borse di studio le quali spesso non sono neppure conosciute, causando la relativa perdita di queste preziose risorse. È evidente come una precisa informazione diventa fondamentale per cercare di costruirsi un percorso professionalmente spendibile.

STEFANIA RANIERI: Rispondo a Lucia con una provocazione, di cui spero coglierete il tono amichevole: cominciate a presentarvi con Nome e Cognome. Mi ha colpito il fatto che sono intervenuti 4 o 5 studenti e si sono presentati solo con il nome. Banalizzo naturalmente ma voi non siete il gatto di casa (Lucia, Pietro..); siete una persona con Nome e Cognome, quindi iniziate da queste piccole cose. Giustamente la Professoressa Monari sosteneva che siete adulti, siete in grado di procreare, siete elettori attivi, quindi cominciate a dimostrarlo anche dalla presentazione.
Per rispondere un po’ più seriamente ed entrando nello specifico, a parte questa boutade: s’immagini di avere un’amica carissima con la quale è andata all’asilo; avete frequentato la stessa scuola elementare, le stesse scuole medie, avete fatto lo stesso tipo di scelta per la scuola superiore e per l’università. Avrete lo stesso curriculum che da un punto di vista oggettivo sarà pressoché identico. Supponiamo che abbiate fatto lo stesso corso di lingue al pomeriggio durante il liceo. Vi siete laureate con lo stesso professore, con tesi non uguale ma simile, stesso voto di laurea. In realtà, da un curriculum che riporta solo questo tipo di elementi, nessuno mi dice chi è Lucia e chi è Marta.
Qual è la differenza da un punto di vista caratteriale? Vedo troppo spesso curricula che recano la mitica frase attitudine alle relazioni interpersonali, che sembrano spesso copiati. Io non dico che non ci sia quest’attitudine, ma cercate di essere sinceri quando scrivete queste cose. Posso immaginarmi cosa pensate: “noi vorremmo essere sinceri, ma neanche noi sappiamo bene chi siamo, abbiamo difficoltà in termini di autoconsapevolezza. Che cosa possiamo scrivere?”.
Primo consiglio banale (anche se queste indicazioni ve le può dare meglio Careers Service): parlate con le persone che vi conoscono bene, fatevi raccontare i vostri pregi e i vostri difetti, pensate a che cosa dicono di voi, confrontatevi con loro.
Altro elemento importante è, come è stato detto precedentemente, l’informazione. Per fare un esempio: se pensate di essere adatti ad un ruolo commerciale, ma odiate guidare, cambiate subito idea. E’ inutile pensare di voler ricoprire un ruolo commerciale esterno, non avendo un po’ di interesse per gli spostamenti sul territorio o avendo difficoltà a muoversi in strade, territori non conosciuti.
Cercate di avere un approccio molto concreto. Parlate con le persone che svolgono attività in azienda e non chiedetegli quanto guadagnano o come sono inquadrati, ma, nella fase iniziale, cercate di capire come svolgono il loro lavoro, cioè che cosa fanno dalla mattina alla sera. “Hai una scrivania? Quanto tempo passi al computer? Quante telefonate ricevi ogni giorno? Quali problemi concreti devi risolvere? Devi indire riunioni? Devi redigere delle relazioni?”. Queste sono le cose concrete: cercate di capire se vi vedete in queste situazioni.
L’ultima cosa: tenete presente che nei colloqui di selezione, noi che siamo dall’altra parte cerchiamo di capire chi voi siate. Più voi ci facilitate la cosa più questo si ripercuote in un vantaggio per entrambi. Vi svelo un po’ di trucchi, poiché ovviamente il selezionatore esperto si affida a tutta una serie di segnali rintracciabili attraverso tecniche precise.
Una cosa semplice che vi posso dire è che non avendo voi, nella maggior parte dei casi, delle esperienze lavorative, si cerca di capire come avete vissuto l’esperienza universitaria, come gestite le vostre vacanze; vengono quindi fatte domande concrete legate alla vostra esperienza quotidiana. “Siete andati in vacanza con i vostri amici? Bene: chi ha organizzato la vacanza?”. Se l’avete fatto voi può essere che abbiate delle buone competenze organizzative, o comunque una buona attitudine all’organizzazione, e quindi possono essere adatti per voi ruoli organizzativi. Attenzione a non dire che l’avete fatto, se non l’avete fatto, perché può succedere che vi propongano un lavoro che non è in linea con quello che volete fare. Forse il lavoro lo ottenete, ma dopo una settimana andate a casa con il mal di pancia, scontenti e depressi.
Mi riaggancio al discorso principale: ognuno di voi ha dei talenti, siate sinceri e cercate di guardarvi dentro, facendovi aiutare dagli altri, facendovi delle domande e confrontandovi con i vostri amici. Dal confronto con gli altri riuscirete a capirvi un po’ di più. Traducete poi quest’analisi nella lettera di presentazione che è assolutamente fondamentale.
Un consiglio: appena laureati, non cominciate a mandare 150 curricula tipo ciclostilato perché quello che percepiscono le aziende è un senso di poca analisi, poca valorizzazione delle proprie competenze, poca autoconsapevolezza; una grande fretta, ma nessuna pianificazione, nessuna analisi preventiva e soprattutto (una cosa che odiano) le aziende si sentono trattate “come tutte le altre”. Le aziende si illudono che stiate scegliendo loro, perché volete mandare il curriculum a quell’azienda, perché avete visto il sito Internet, perché vi siete informati, perché vi piace il settore, perché c’è qualcosa che vi attrae. Questo vale un po’ anche nei rapporti interpersonali: nessuno di noi vuole essere trattato come tutti gli altri.
E poi, tenete traccia di dove mandate il curriculum; spesso le persone vengono richiamate e non si ricordano neanche a chi hanno scritto, perché hanno scritto, che cosa avevano scritto. Il Careers Service vi può dare una mano anche in queste piccole cose che si rivelano tuttavia fondamentali.

ALESSANDRO ALBERANI: Come ha scritto provocatoriamente Spaltro in uno dei suoi saggi degli anni Settanta: “anche le aziende hanno stati d’animo”. Non sottovalutate il lucido presentato oggi da Gori, perché si è parlato di rigorosità e di capacità relazionali. Personalmente sono uno di quelli che non sopportano uno studente che prende 18 ad un esame: può anche succedere, ma la rigorosità nello studio è elemento per costruirsi un futuro.
Anche il lucido che parlava di estetica non riguardava soltanto la questione dell’estetica; suggeriva di prestare attenzione anche minima alla cura del presentarsi in pubblico
Ultimo punto: la questione delle donne.
Le donne per i molti plurimi carichi di lavoro (famiglia, lavoro, figli…), sono portatrici di una cultura dell’efficienza, ma proprio per questa ragione devono godere di tutele professionali considerando gli elementi di flessibilità personali.
Quest’ultimo aspetto dovrà diventare una componente fondamentale nel futuro: bisognerà lavorare con queste attenzioni perché anche la persona deve essere messa al centro non il capitale. Sul lavoro prima di tutto si è “persona” (con una propria dignità e una propria specificità) e dopo si è “lavoratore”.

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