PIERO: Ho finito la laurea triennale in Fisica e mi sto specializzando in Fisica della Terra, sono al secondo anno. Ho notato, anche parlando con amici, come molti professori, dopo la laurea triennale, tendano a consigliare un Master piuttosto che una Laurea specialistica. I Master, anche in una materia scientifica come la mia, stanno profilerando. Chiedo che significato dare a questo aumento di offerta di Master e perché, anziché fare un Master, non si cerchi di fare una Laurea triennale veramente professionalizzante. Io, che non sono interessato al mondo della ricerca, ma semplicemente al mondo del lavoro in quanto tale, dopo tre anni di Fisica devo per forza fare un Master? E questa condizione è comune anche ad altri miei amici di altre Facoltà. Personalmente ho scelto la strada della laurea specialistica, perché spero comunque di entrare nel mondo universitario, nella ricerca affiancata all’Università.
GIORGIA: Frequento Giurisprudenza e la mia domanda è riferita al rapporto tra mondo del lavoro e università. Io mi chiedo: nel momento in cui l’Università istituisce nuovi corsi di laurea sia triennali sia specialistici, creando nuove figure professionali, tiene effettivamente conto delle esigenze che derivano dal mondo del lavoro, delle figure professionali di cui il mondo del lavoro ha bisogno, oppure il motivo è un altro?
PAOLA MONARI: Rispondo alla domanda sul Master. L’Università ha come obiettivo (sancito dalla costituzione in tutti i suoi statuti) il compito della ricerca e della trasmissione dei saperi. Non ha come compito specifico preparare ai mestieri, non deve rinchiudersi nella logica delle professioni. Per sinteticità posso affermare che imparare un mestiere è il sottoprodotto, o la conseguenza naturale, di un impegno nella ricerca e nella trasmissione dell’Innovazione, del Sapere e delle Tecnologie.
In coerenza con tale principio, alla fine di un corso di laurea, può essere opportuno frequentare un master per acquisire una professionalità specifica attraverso competenze integrative utili ad un determinato contesto lavorativo. La Laurea Specialistica può portare, invece, al compimento di un processo che è di alta formazione.
Rispetto alla domanda di Giorgia, sono sicura che l’Università (e non mi riferisco solo a Bologna) ha misurato i nuovi corsi di Laurea tenendo conto dell’esigenza del mondo del lavoro. Ne ha tenuto conto anche troppo: ha frammentato i saperi nel vano tentativo di individuare specifiche esigenze che sembrano provenire dal mondo del lavoro e ha trascurato le basi comuni della conoscenza.
Il dubbio autentico che ci assilla da tempo, è di stabilire se il mondo del lavoro abbia effettivamente bisogno di questa frammentazione. E’ un punto interrogativo: neppure io so rispondere, se non affermando che forse abbiamo ecceduto nel collegare la formazione alle professioni.
ENRICO GORI: Secondo il premio Nobel Eckmann bisogna iniziare a considerare la formazione del capitale umano, nella sua concezione più ampia di conoscenze, anche fuori dal mondo della scuola e dell’Università. L’Azienda è un elemento fondamentale per Eckmann: se un 25% degli attuali fondi dell’Università fossero trasferiti alle Aziende che hanno dimostrato di essere competitive, di avere fatto assunzioni consistenti, di saper fare profitti grazie al coinvolgimento di una parte di Università, ci sarebbe una bella rivoluzione; si contribuirebbe a creare dei trienni in grado di dare effettivamente quelle competenze specialistiche utili ad entrare nel mondo del lavoro più facilmente (anche se quelle generiche acquisite prima dell’università, sono importantissime). Per ora è soltanto una provocazione, ma ci si potrebbe pensare.
PIETRO LORENZETTI: Vorrei fare solo un breve cenno che mi è venuto in mente sentendo questa latente dialettica tra i giovani che dicono che c’è bisogno di orientamento, di essere guidati, di essere accompagnati, cosa che gli adulti riconoscono, e gli adulti che dicono che occorre che i giovani diventino protagonisti, prendano in mano il loro progetto di vita (quindi il richiamo da parte di Sibiano al ruolo educativo dell’Università). Mi è venuta allora in mente una frase che l’Arcivescovo di Bologna, Monsignor Caffarra, ha detto proprio in una conferenza all’Ateneo di Bologna, che secondo me è inerente le tematiche che stiamo trattando questa mattina: “Tutta la missione educativa dell’Università dipende dalla capacità e volontà, sia del docente che dello studente, di mettere in gioco se stessi, e questo è assai più difficile che fare il Professore e lo Studente universitario”. Ringrazio i relatori di questa mattina soprattutto perché direi che questo mettersi in gioco è avvenuto.
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