Grazie per l’invito e l’opportunità che mi avete offerto. Sono lieta di portare il saluto del Presidente Errani della Regione Emilia-Romagna a questo convegno di riflessione e di approfondimento che accompagna l’inaugurazione della nuova sede di Via Zamboni di Careers Service.
Lorenzetti, nel suo intervento di apertura, ha giustamente ricordato che siamo in una fase di passaggio e ha richiamato la nuova normativa che riguarda sia l’Università sia il tema della transizione al lavoro, dunque la Legge 30. In effetti, nel nostro Paese ci troviamo in una fase di complessi mutamenti e dobbiamo essere consapevoli di operare con molta attenzione, con molto equilibrio, con la cognizione che dobbiamo fare passi in avanti verso una direzione condivisa.
Nel nostro lavoro abbiamo un punto di riferimento chiaro al quale, come Regione, ci atteniamo. Mi riferisco alla strategia europea, quella che è stata definita a Lisbona e precisata a Barcellona, che ci dà obiettivi quantitativi precisi sia dei livelli di formazione e di scolarizzazione necessari per coloro che entrano nel mercato del lavoro, sia per l’apprendimento per tutto l’arco della vita. Ci dà inoltre degli obiettivi chiari per la transizione al lavoro, per le modalità di progettazione di interventi ad hoc e per definire la qualità di una piena e buona occupazione. La Regione Emilia-Romagna si ritrova in questa strategia e cerca, insieme con tutto il sistema regionale dell’istruzione, della formazione, dell’università, dei servizi per il lavoro, di operare in questa direzione.
Consideriamo in particolare il tema dell’orientamento, un tema che nel nostro Paese è stato più volte dichiarato come prioritario, ma praticato con modalità abbastanza sporadiche: l’orientamento è un sistema molto complesso, molto delicato ed è un sistema di relazioni che vanno identificate, costruite, precisate.
Con la collaborazione della professoressa Pombeni abbiamo voluto dare avvio alla costruzione di un sistema dell’orientamento. Abbiamo quindi iniziato a definire nelle leggi regionali che cos’è l’orientamento all’interno di un percorso di istruzione. Cosa diversa è l’orientamento per la transizione al lavoro – o anche al secondo o terzo lavoro - perché siamo ben consapevoli che, qualunque sarà la Legislazione Nazionale, ci troveremo in una situazione dove il posto fisso non sarà più una realtà per nessuno. Le persone, dunque, si troveranno nell’arco della loro vita a cambiare lavoro spesso, cioè ad affrontare una fase complicata di passaggio che necessita di competenze per operare una scelta giusta. Noi lavoriamo in questa direzione e cioè definendo l’orientamento dentro i percorsi dell’istruzione da una parte e l’orientamento nella transizione al lavoro dall’altra; questo perché si tratta di ambiti diversi all’interno dei quali devono essere messi in campo competenze e soggetti diversi.
Come Regione Emilia-Romagna siamo interessati a proseguire i nostri approfondimenti e a costruire un sistema che non sia rigido e che preveda l’azione congiunta di molti i soggetti. Dovrà perciò trattarsi di un sistema pubblico/privato perché così deve essere, perché nessuno ha il monopolio, l’esclusività di azioni così complesse. Credo tuttavia che questo sistema non debba essere fatto solo di banche dati: c’è chi pensa di risolvere tutti i problemi attraverso un sistema informatico che mette a disposizione solo l’incrocio domanda e offerta di lavoro. Ma non è così: deve essere una modalità di accompagnamento delle persone al lavoro, e quindi dovrà strutturarsi attraverso una molteplicità di competenze professionali che agiscono sulle persone.
Termino con questo ragionamento: siamo consapevoli che dobbiamo fare ancora molta strada, ma siamo decisi a voler andare avanti. In questa Regione, lo dico con grande franchezza, c’è stato un investimento importante su tanti servizi (alla persona, educativi, formativi) e c’è un investimento importante di qualità sull’università, sull’istruzione, eccetera. Un investimento altrettanto decisivo ci attende rispetto al tema dei servizi al lavoro.
Fino a poco tempo fa tali servizi erano statali per definizione perché nella nostra regione i livelli occupazionali sono sempre stati molto alti e il problema, in passato – per talune qualifiche - era non di reperire lavoro ma lavoratori; era evidente dunque che si investisse maggiormente sui servizi rivolti al lavoratore più che su quelli rivolti alle imprese. Di questo siamo consapevoli e si tratterà di focalizzare ancora meglio il problema. Del resto, questa è la vera sfida che ci troviamo davanti e che dovremo affrontare in particolare in questo periodo in cui ci prepariamo a un drastico calo delle risorse.
Ho partecipato infatti recentemente alle discussioni drammatiche sugli effetti della Finanziaria per le Regioni e ad oggi non è ancora stato approvato il bilancio dell’Unione Europea. Questo significa che non sarà approvato nella Presidenza inglese e quindi, realisticamente, neppure in quella austriaca. Questo significa che il 2007 non avrà l’attribuzione delle risorse agli Stati, e conseguentemente alle Regioni: risorse che per noi sono assolutamente necessarie per programmare e sostenere tutte le politiche attive del lavoro. Occorre ricordare che le risorse di cui parliamo sono quelle del Fondo Sociale Europeo che è rappresentato da un 45% di fondi effettivamente europei e da un 55% di fondi regionali e nazionali.
Il Fondo sociale europeo è la fonte primaria di finanziamento per la valorizzazione della risorsa umana e quindi per la formazione, per la transizione al lavoro, per l’orientamento e per la buona e piena occupazione. Ci attendono quindi due anni di programmazione molto difficile in termini finanziari. Per questo, l’impegno concreto delle istituzioni e dei soggetti con cui vogliamo collaborare sarà di scegliere priorità, fare passi avanti per l’attuazione del sistema e lavorare per la qualità dei servizi. Questo è il nostro obiettivo. E sono convinta che con tutti gli interlocutori che sono qui oggi sia possibile procedere nella giusta direzione. |